Esperienze di un infermiera in Germania - quotidiano e mansioni

intervista con Carmen Boccia, 27 anni

"Quindi, per ora posso dire che lavorativamente sono contenta perché anche in Germania ho l’opportunità di crescere."

Jessica: Dove e quando ti sei laureata, Carmen?

 

Carmen: Mi sono laureata nel 2015 presso la Seconda Università di Napoli. Ho frequentato un polo distaccato situato a Benevento.

 

Jessica: Quando sei venuta in Germania?

 

Carmen: In Germania sono arrivata il 23 Aprile 2016. Siamo arrivati con un’agenzia. Abbiamo fatto il colloquio in Italia. Cercavano infermieri per terapia intensiva. Qualche giorno dopo mi hanno comunicato che ero stata presa e sono partita. Primo passo, prima destinazione: Pirmasens. In questa città io e miei compagni di “avventura “ abbiamo seguito un corso intensivo di lingua tedesca di quattro mesi. Poi abbiamo iniziato a lavorare il 12 Settembre 2016. (Dopo aver preso l'attestato B1 di lingua)

 

Jessica: Come si è svolto il corso di tedesco?

 

Carmen: Il corso di tedesco è molto molto molto molto intensivo, però ti lascia tanto. Ti crea delle buone basi, riesci a parlare e comunicare con le persone.

 

Jessica: Dove lavori e in che reparto?

 

Carmen: Lavoro in terapia intensiva al Westpfalz-Klinikum di Kaiserslautern. Come terapia intensiva la trovo veramente multidisciplinare. Abbiamo diverse tipologie di pazienti e ogni giorno impariamo tanto, sulle patologie, sull’assistenza… Gli infermieri sono molto preparati e disponibili, i caposala altrettanto ad aiutarti ed ascoltarti. Lavorativamente parlando cresco ogni giorno un passettino in più.

 

Jessica: Raccontami una giornata tipo, magari il turno di mattina.

 

Carmen: La mattina comincia alle sei in un area dove facciamo le consegne, quelle generiche per tutti i pazienti, per esempio: cos’è successo durante la notte, i pazienti, se sono stati intubati o non, se sono stabili o non. Avviene l’assegnazione dei letti, delle stanze. Chi prende quale paziente. Dura più o meno dieci minuti. Normalmente siamo di mattina un infermiere per due pazienti. Ci si reca al letto e al letto viene raccontato sempre sotto forma di consegna ciò che è successo però nello specifico. Se il paziente ha avuto delle trasfusioni, che tipi di farmaci ci sono nei diffusori..

Una volta preso in carico il paziente, ci si presenta e inizia il nostro turno! Scriviamo i parametri vitali, si esegue l'emogasanalisi (per controllare lo stato respiratorio, metabolico, elettrolitico ed ematico del paziente); dopodiché si passa alla terapia (quella delle 7).

 

Dalle 7.30 ci organizziamo per la pausa (abbiamo mezz’ora di pausa a turno).

 

Una volta rientrati dalla pausa ci si organizza per lavare i pazienti. Facciamo tutto quello che riguarda la cura del paziente, cambiare il letto.

Intorno alle 9 avviene il giro visite. Il responsabile di turno gira insieme ai medici per annotare eventuali trasferimenti, modifiche sulla terapia oppure ciò che c'è di nuovo. Di mattina ci si occupa non solo dell’igiene del paziente ma in collaborazione con i fisioterapisti si mobilitano i pazienti svegli e quelli, come direbbero i tedeschi, “Fit!”. È importante preservare lo stato della cute non solo per quei pazienti svegli ma per tutti i degenti. In terapia intensiva questo non è sempre semplice; o meglio, i pazienti non trovandosi in uno stato di autonomia, perché spesso in coma farmacologico (tipico esempio) spetta a noi infermieri prevenire le piaghe da decubito proprio con la mobilizzazione. Affine a questo lavoro c'è una documentazione infermieristica che deve esser compilata nel caso in cui si sviluppi un decubito, se molto grave vengono scattate ed allegate delle foto.

Alla fine di ogni turno viene eseguito il bilancio delle entrate e delle uscite (parlando in gergo infermieristico) e si tiene informato il medico nel caso in cui un paziente ha avuto troppo o pochi liquidi. All’una e un quarto arriva il turno di pomeriggio e si ripete cosÌ: consegne generiche e poi quelle in stanza. Il turno si conclude alle 14.

 

Jessica: Come sono i turni di notte?

 

Carmen: I turni di notte: wow! Si lavora! Il turno dura dalle 21 fino alle 6:30. Oltre alla routine (parametri, prelievi, terapia..) possono esserci dei pazienti post-operatori che devono ricevere cure igieniche. La notte non è sempre una passeggiata! Capita ciò che capita in un turno di giorno! Pazienti instabili, nuovi ricoveri (tipico con insufficienza respiratoria) intubazioni d'emergenza!

Alle 3:00 eseguiamo dei prelievi completi che comprendono ad esempio lo stato di coagulazione del paziente, l'emocromo, esami della troponina. Di giorno come di notte i pazienti vengono mobilizzati(nel letto ovviamente).

A fine di ogni turno si sistema la stanza, si svuotano i cestini e si cambia il sacco della biancheria. Alle 6 avvengono le consegne.

 

Jessica: Qual è la differenza, secondo te tra il lavoro in Italia e in Germania?

 

Carmen: Obiettivamente il percorso formativo. In Italia è universitario, in Germania no. Ma ciò non toglie agli infermieri in Germania di essere meno qualificati. Gli infermieri sono preparati veramente tanto, per quello che è un diploma infermieristico! Non è esclusa la possibilità di conseguire una specializzazione, come per le terapie intensive, approfondendo quello che è non solo la parte infermieristica ma anche quella medica (farmacologia, anestesia, psicologia…).

Una delle voci più comuni è quella che all’infermiere in Germania non gli è permesso di eseguire prelievi che siano arteriosi o venosi. Allora in Germania non viene più fatto, non perché gl’infermieri non vengano formati. Miei colleghi hanno raccontato che qualche anno addietro gli infermieri erano autorizzati e formati a farli. Ma poiché in Germania molti combattono su quello che sono i loro doveri e i loro diritti, è stato chiesto un aumento dello stipendio a parità comunque di tutte le competenze e responsabilità che loro avevano. Ciò non gli è stato concesso e allora sono state diminuite delle pratiche infermieristiche. Ma c’è un ma:

Chi fa per esempio la specializzazione per le terapie intensive impara ad incannulare sia una vena che un'arteria. Da me gl’infermieri lo fanno. Quindi si può puntare anche qui a una formazioni a 360 gradi.

Il lavoro infermieristico in Italia come anche in Germania (con stupore di molti) prevede la gestione di un catetere venoso centrale, di una tracheotomia, di una Peg, di un sondino nasogastrico, di un drenaggio toracico, di un catetere vescicale o della colonstomia, delle piaghe da decubito. Quindi su questo non c’è assolutissimamente una differenza. Si eguagliano.

 

Jessica: allora sono sbagliate le voci che girano?

 

Carmen: Si. Noi siamo partiti avendo la consapevolezza di quelle voci: “Non andate in Germania! Andate in Inghilterra! In Inghilterra verrete trattati nello stesso modo”. Sapevamo che in Germania gli infermieri lavoravano come OSS. Siamo venuti qui e abbiamo visto tutt’altro. In Germania l’infermiere fa l’infermiere. Non ci hanno mai fatto lavorare come OSS. Dal primo momento ci hanno già inserito nel mondo infermieristico. È stato un buon motivo per spronarci a studiare per avere il B2 e lavorare in completa autonomia. Oggi quelle voci sono state superate da grandi aspettative. Ripartirei ancora e ancora, senza rimpianto!

 

 

Jessica: Invece i rapporti con i medici e i rapporti con i colleghi come sono?

 

Carmen: Il mio team è composto in parte da persone giovani, dai 21 ai 30 anni. I colleghi hanno una bella energia, ti sanno motivare, coinvolgere. I colleghi almeno in parte, ci hanno insegnato “l'arte del mestiere", non dovevano esser i soli a saper fare e a saper essere. Anche se all'inzio c'erano delle difficoltà comunicative (non conoscevi tutti i termini in ambito medico) non ha limitato il loro modo di fare nei nostri confronti.

Si sono mostrati professionalmente e umanamente molto aperti.

Ci hanno invitati sempre a uscire con loro, ad andare alle feste di reparto e quando capita di dover lavorare nei giorni festivi, natale, capodanno c’è e c'è stato sempre l’invito per poter fare qualcosa insieme o comunque visto che si stava al lavoro ognuno preparava qualcosa e lo si mangiava insieme. C'è una frase che all'inizio ci hanno ripetuto sempre: “Voi siete stati coraggiosi! Io forse non l’avrei mai fatto. Non immaginerei di lasciare la patria, la famiglia e andare a lavorare dove non conosco nemmeno la lingua.” Sono stati molto sensibili da questo punto di vista.

 

Jessica: C’è qualcosa che ti manca in Germania?

 

Carmen: I politici! No scherzo! L'unica cosa che mi viene da dire a bruciapelo è la mia madre lingua. Professionalmente non posso avere delle mancanze. In Italia ho potuto trovare una buona formazione, non un lavoro. Quindi, per ora posso dire che lavorativamente sono contenta perché anche in Germania ho l’opportunità di crescere.

 

Jessica: Ti manca l’Italia?

 

Carmen: Mi manca l’Italia ma per il mare, per il buon cibo, gli inverni miti, gli amici. La famiglia viene a trovarmi e io riesco ogni tre o quattro mesi a scendere. Forse all’inizio mi mancava l’Italia di più. In Italia sarebbe stato più semplice parlare, imparare, ecco, più semplice, non più bello. Oggi purtroppo vedo l'Italia come un paese povero di possibilità, per i giovani, per i neolaureati..

 

Oggi qui stiamo bene. In molti ci chiedono: “Vorresti ritornare in Italia?” e la risposta è proprio: “No!”, secco! Senza doverci pensare. Perché un paese che ti da un lavoro riesce a farti star bene. Il lavoro ti serve a farti sentire appagato per quello che hai fatto quando stavi all’università. L’università in Italia è tosta, soprattutto quelle triennali, perché tu in tre anni devi imparare tutto. Quindi, non vuoi stare in un paese che non riconosce i sacrifici che hai fatto quando hai studiato. Qui ci sentiamo ripagati. E brutto dirlo perché viene fatto da un paese che non è il tuo. Però stare a casa e non lavorare…no!

 

 

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"Perché un paese che ti da un lavoro riesce a farti star bene"

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